Interrogazione scritta E-0874/00
di Lucio Manisco (GUE/NGL), membro del Parlamento Europeo
al Consiglio dell’Unione Europea e alla Commissione europea
(23/03/2000)

Embargo nei confronti dell'Iraq e prezzo del petrolio

Negli ultimi 12 mesi in Europa il prezzo dei prodotti petroliferi raffinati ha subito una forte crescita (in Italia del 21.1%), e negli ultimi giorni alla Borsa di New York è stata sfondata la soglia dei 32 dollari al barile per il petrolio grezzo; questo preoccupante rialzo del prezzo dei combustibili e dei suoi derivati è imputabile unicamente alle diminuzioni di immissione sul mercato del prodotto da parte dei paesi aderenti all'OPEC.

Contemporaneamente assistiamo all'agonia dell'Iraq causata da un embargo che continua a penalizzare le fasce più deboli della popolazione (l'Organizzazione Mondiale della Sanità annunciava già nel 1996 come le sanzioni avessero causato direttamente la morte di più di un milione di persone, tra cui mezzo milione di bambini).

- Non ritiene il Consiglio che un embargo che penalizzi esclusivamente le fasce più deboli della popolazione leda i più elementari diritti dell'uomo ?

- Non ritiene il Consiglio che sia necessario un suo interessamento presso le Nazioni Unite affinché riveda urgentemente la necessità dell'embargo all'Iraq ?

- Non ritiene il Consiglio che il ritorno alla commercializzazione del greggio da parte dell'Iraq possa attenuare le intransigenti posizioni dell'OPEC ?

 

RISPOSTA del Consiglio dell’Unione Europea

(10 luglio 2000)

L'Unione europea continuerà ad applicare l'embargo imposto dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La sicurezza e stabilità durevoli nella regione nonché le condizioni di vita della popolazione irachena sono le considerazioni primarie dell'Unione europea. L'Unione europea è preoccupata per la situazione umanitaria in Iraq e sta cercando di porvi rimedio nell'ambito delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A prescindere dagli effetti positivi per l'Iraq della forte crescita del prezzo del petrolio nel corso degli ultimi dodici mesi, l'Unione europea prende atto inoltre dell'importanza della cooperazione e della piena osservanza delle risoluzioni da parte del Governo iracheno onde migliorare la situazione umanitaria.

 

RISPOSTA data dal sig. Patten (commissario per le relazioni esterne)
a nome della Commissione Europea

(10 maggio 2000)

Per alleviare l'impatto sui cittadini del regime delle sanzioni imposto all'Iraq nel 1990, la Comunità, in qualità di principale donatore, ha stanziato tra il 1991 e il 1999 un importo pari a 250 milioni di euro in aiuti umanitari. Anche alcuni Stati membri hanno fornito aiuti considerevoli nel quadro delle iniziative bilaterali. Con l'istituzione nel 1997 del dispositivo "oil-for-food" (petrolio in cambio di viveri) si era pensato di far fronte alle esigenze umanitarie senza dover ricorrere ad aiuti esterni. Tuttavia, soprattutto a causa della scarsa collaborazione delle autorità irachene, l'attuazione del dispositivo è stata lenta. Esso non può compensare lo sgretolamento delle infrastrutture di base del paese e il conseguente peggioramento della situazione economica e umanitaria, che si ripercuote soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione. Finora, approssimativamente soltanto un quarto dei fondi è stato effettivamente stanziato per aiuti umanitari che hanno raggiunto i beneficiari finali.

Nel migliore dei casi, il sostegno umanitario fornito o dai donatori o attraverso il dispositivo "oil-for-food" può soltanto controbilanciare a breve termine alcune delle conseguenze peggiori del crollo dell'economia irachena, che coinvolge anche la produzione e la fornitura di prodotti alimentari. La ripresa economica e la ricostruzione a lungo termine saranno possibili soltanto con la revoca dell'embargo, ma a tal fine è necessaria la collaborazione piena e costruttiva delle autorità irachene con le Nazioni Unite.

Con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU n. 1284 gli Stati membri dell'ONU hanno proposto di revocare le sanzioni, purché sia ripristinato un meccanismo di monitoraggio e di controllo. Purtroppo, finora l'Iraq non ha accettato la risoluzione, che però non è stata neppure respinta ufficialmente. La Commissione appoggia pienamente ogni sforzo volto ad impegnare il governo iracheno in un dialogo sull'attuazione della risoluzione e sulla conseguente revoca delle sanzioni.

La forte crescita dei prezzi del petrolio registrata nell'ultimo anno ha fatto aumentare le entrate dovute al dispositivo "oil-for-food". Di conseguenza, il reddito petrolifero dell'Iraq potrebbe superare il massimale previsto dal dispositivo "oil-for-food" dell'ONU. Se le sanzioni e quindi il massimale saranno aboliti, il livello di produzione petrolifera dell'Iraq dipenderà dalla capacità delle sue infrastrutture, le quali sono in pessimo stato a causa di anni di scarsa manutenzione. Ciò ostacolerà notevolmente l'aumento di produzione a breve termine, poiché i lavori di riabilitazione richiederanno anni.