| Interpellanza
di Lucio Manisco e Armando Cossutta, membri
del Parlamento Europeo, alla Commissione Europea
(E-1724/00, del 31 maggio 2000)
Catastrofe di Chernobyl e Bielorussia Le reticenze delle autorità locali, i quattordici anni trascorsi e la drastica riduzione dell'assistenza della UE e della comunità internazionale, che ha dato invece priorità all'emergenza dell'Ucraina, hanno reso quanto mai drammatiche le conseguenze della catastrofe di Chernobyl sull'intero territorio della Bielorussia, che nei giorni seguenti l'esplosione del reattore assorbì il 70% delle sue emissioni radioattive. Il numero dei bambini colpiti da patologie croniche – principalmente cancro della tiroide – è aumentato dal 10 al 22% raggiungendo le 500mila unità, mentre sono complessivamente 2 milioni gli abitanti sotto permanente controllo medico per disfunzioni da irradiazione dei sistemi endocrini, digestivi, sanguigni e renali. Nella sola regione di Stolin le patologie sono aumentate del 240% per gli adulti e del 320% per l'infanzia. Le autorità mediche prevedono che nei 3 678 centri urbani colpiti l'emergenza medico-sanitaria raggiungerà livelli massimali di crisi nell'anno 2010, mentre la catastrofe ha già provocato una perdita di 200 miliardi di dollari all'economia della Bielorussia. In questo contesto l'Unione Europea ha sospeso o non ha rinnovato, per motivi legati alla ristrutturazione dell'attività dei suoi servizi, quasi tutti gli aiuti concessi da ECHO.
Risposta data dal Sig. Patten (Commissario per le relazioni estere) a nome della Commissione (E-1724/00, del 26 giugno 2000) La Commissione è consapevole del fatto che le conseguenze della catastrofe continuano a pesare sul presente e sul futuro della popolazione bielorussa. E' per questa ragione che la Commissione ha partecipato attivamente agli aiuti internazionali organizzati a tale scopo, soprattutto attraverso il canale specifico dell'Ufficio della Comunità Europea per gli aiuti umanitari (ECHO). Inoltre, gli aiuti umanitari della Comunità non hanno risentito del progressivo deterioramento, a partire dalla fine del 1996, dei rapporti tra l'Unione e la Bielorussia. A questo proposito, nel 1997 il Consiglio aveva esplicitamente deciso di non sospendere l'assistenza umanitaria. Tra il 1993 e il 1999, la Commissione ha fornito alla Bielorussia aiuti umanitari – destinati alla gestione delle conseguenze dell'incidente di Chernobyl e in particolare per il trattamento del cancro alla tiroide – per un ammontare di oltre sei milioni di euro. Il Tacis è stato attivato attraverso il programma di sicurezza nucleare, in favore delle terapie contro il cancro della tiroide, il programma LIEN, che prevede la collaborazione con le organizzazioni non governative (ONG) locali, e infine il programma "Interstate", finalizzato allo studio delle politiche per controllare e ridurre gli effetti ambientali e sanitari dell'incidente e il potenziamento delle strutture istituzionali per attuarle. E' opportuno rammentare che la fornitura degli aiuti umanitari non è stata semplice. In primo luogo, le autorità bielorusse hanno, per motivi di politica interna, sistematicamente sottovalutato le conseguenze dell'incidente, dando quindi una risposta al problema inadeguata a tutti i livelli (informazioni, evacuazione della popolazione dalle zone colpite, cure ai malati, aiuti alle famiglie), con la conseguenza che oggi si assiste, in mancanza di valide alternative, al ritorno delle popolazioni verso le zone maggiormente contaminate. In secondo luogo, gli aiuti umanitari hanno incontrato diversi ostacoli di natura amministrativa, in particolare per quanto riguarda lo sdoganamento di attrezzature e prodotti medici. La Commissione continua a seguire il problema da vicino, fornendo aiuti alla popolazione e alle strutture mediche e sanitarie e preparando per il 2000 un programma di assistenza alimentare e medica agli anziani, ai disabili e alle loro famiglie. Il programma Tacis, però, non possiede strumenti che permettono interventi umanitari e inoltre tra i suoi compiti non è contemplato il finanziamento di progetti infrastrutture. Per affrontare i problemi sanitari creati dall'incidente di Chernobyl, e nei limiti imposti dal regolamento Tacis, la Commissione ha tuttavia programmato degli interventi in collaborazione con le ONG. Comunque, le ragioni dell'aggravarsi della crisi sanitaria e ambientale in Bielorussia devono essere esaminate in modo approfondito. Non si può infatti dimenticare che la popolazione bielorussa, soprattutto le fasce più svantaggiate, paga le conseguenze di un deterioramento generale del contesto socioeconomico e dei servizi medici, sanitari e di protezione sociale. D'altra parte, l'attuale regime politico in Bielorussia non facilita la cooperazione con le organizzazioni umanitarie internazionali. A questo proposito, sarebbe opportuno ricordare alle autorità bielorusse le gravi responsabilità che hanno avuto in questo ambito, per quanto riguarda non soltanto la scelta di politiche che impoveriscono la popolazione e isolano il paese dalla comunità internazionale, ma anche la gestione inadeguata degli effetti dell'incidente di Chernobyl.
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