|
8 aprile
2007
USA:
TAMBURI DI GUERRA E REALITY SHOW
Di Lucio Manisco
Nelle risoluzioni sul finanziamento aggiuntivo di 125
miliardi di dollari destinato all’invio di nuove truppe nell’Iraq
approvate il 24 e il 27 Marzo dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato
e’ stata cancellata una clausola forse piu importante di quella
concernente un possibile ridislocamento
del corpo di spedizione statunitense tra il marzo e il settembre del
2008: riguardava la richiesta al Presidente di restaurare i poteri
costituzionali del Congresso e di ottenerne un parere preliminare ed
esplicito qualora egli decidesse di lanciare un’offensiva aeronavale
contro l’Iran. Nell’introdurre quella clausola Nancy Pelosi e Harry
Reid , capigruppo alla Camera ed al Senato, si erano avvalsi
dell’appoggio dei più alti esponenti democratici nonché candidati alla
Presidenza degli Stati Uniti come Hillary Clinton , Barack Obama, Joe
Biden, John Edwards ed anche di una dozzina di dissidenti repubblicani.
E’ lecito ritenere che sia stato un energico intervento dello
A.I.P.A.C. a determinare la cancellazione di quella clausola: prima del
voto una convenzione dello “American
Israel Public Affairs Committee”, la lobby Ebraica negli Stati Uniti,
aveva accolto con una salve di fischi l’apparizione della Signora Nancy
Pelosi. Tutto quello che ne è
seguito sembra far parte di un “reality show”: le minacce di veto di
Bush qualora una risoluzione di compromesso a maggio menzionasse scadenze
per il ritiro delle truppe, l’improvvisata visita della Pelosi a Tel
Aviv e dopo l’incontro con il primo ministro Olmert l’estensione della
visita del Capo Gruppo Democratico a Damasco, la riprovazione formale del
vice-presidente per una missione diplomatica non autorizzata presso un
Governo che fa parte dell’Asse del Male, lo sdegno dello stesso
Presidente per la cattura dei baldi marines di Sua Maestà Britannica
prontamente moderato da Tony Blair che stava trattando il loro rilascio ed
infine le caute quanto ambigue dichiarazioni di Condoleeza Rice sui i
contatti in corso con il Governo di Teheran che andranno limitati
unicamente alla situazione Irakena. La
metafora del “wag the tail”, se sia cioè la coda Israeliana ad
agitare il cane americano o viceversa, non è calzante perchè la
convergenza del Governo Olmert e dell’amministrazione Bush sulla
necessità prima o poi di attaccare l’Iran, anche e non solo per sue
ambizioni nucleari, appare paradossalmente cementata dai rovesci
dell’occupazione statunitense dell’Irak.
Solo una grande guerra mediorientale per salvare Israele da
un’ipotetica distruzione atomica con una più massiccia mobilitazione
del grande impero d’occidente e dei suoi recalcitranti alleati potrebbe
cambiare drasticamente il corso del conflitto, gli umori dell’opinione
pubblica statunitense ed evitare così la sconfitta dei neocons
repubblicani nelle presidenziali del Novembre 2008.
Calcoli e ragionamenti ispirati solo alla follia di chi crede alla
“rapture” biblica, al “christo-fascism”, al “clash of
civilizations”? Si sarebbe
tentati di crederlo se questi calcoli e questi ragionamenti a dir poco
grossolani non corrispondessero ad un gran piano geopolitico condiviso con
elaborazioni più articolate e razionali da tutte le Amministrazioni USA
del dopo guerra: il controllo diretto, e non solo l’accesso ed i
profitti derivati, delle risorse energetiche mediorientali come strumento
ultimativo di dominio mondiale. Ne
ha parlato con la consueta lucidità e ricchezza di documentazione Noam
Chomsky in un’intervista al politologo Sameer Dossali che ha anticipato
i temi di “Interventions”, un saggio di imminente pubblicazione per i
tipi di City Lights: il controllo del flusso energetico iraniano, anche se
temporaneamente interrotto da
un conflitto, condizionerebbe e frenerebbe l’ascesa a superpotenza della
Repubblica Popolare Cinese, conterebbe la crescita concorrenziale
dell’India e ridurrebbe a miglior consiglio la dirigenza dell’Unione
Europea in merito all’ancora insufficiente alternativa del gasolio russo
ed altre future quanto vaghe istanze di autonomia.
|