|
26 dicembre 2008 HAROLD
PINTER: 10 OTTOBRE 1930 – 25 DICEMBRE 2008
“Non possiamo celebrare
la nascita di uno stato fondato sul terrorismo, sui massacri,
sull’espropriazione delle terre appartenenti ad un altro popolo. Non
possiamo celebrare la nascita di uno stato tutt’ora impegnato in una
pulizia etnica che viola la legge internazionale, che infligge una
mostruosa punizione collettiva in Medio Oriente”. Costante
negli anni e costantemente sottaciuta dai mass media la sua denunzia dei
crimini degli Stati Uniti d’America, poi elaborata con superba eloquenza
nel discorso
di accettazione del premio nobel del 2005. Sulle omertose omissioni e
distorsioni della verità da parte degli operatori dell’informazione,
nuovamente evidenziate in questi giorni dai resoconti sul massacro
israeliano dei palestinesi a Gaza con le più sofisticate armi
dell’arsenale USA, si era così espresso nel 1996: “I crimini USA nel
mondo intero sono documentati esaurientemente, sistematicamente,
costantemente, senza mezzi termini, ma nessuno ne parla. Nessuno lo ha mai
fatto. Probabilmente perché il costo sarebbe quello della sopravvivenza
di un giornale o di un canale televisivo. Va anche detto che l’assoluta
necessità del controllo economico è la determinante fondamentale di
tutto ciò e che l’innocente testimone che alzi la voce va preso a calci
in bocca. Il che è molto logico. Il mercato deve trionfare e trionferà. Grazie
al vignettista politico Enzo Apicella incontrai Harold
Pinter a Londra nel 1989: lavoravo a New York per il Tg 3 della RAI ed
ero reduce da un’ennesima visita nel Nicaragua sandinista devastato
dagli attacchi dei mercenari “contras” finanziati ed armati dagli
Stati Uniti. E su questo tema avevo letto un suo commento di due anni
prima: “Gli Stati Uniti hanno inflitto danni enormi e di lunga durata a questo paese orgoglioso, piccolo, vulnerabile e estremamente coraggioso. Migliaia di Nicaraguensi, uomini, donne e bambini sono stati trucidati e mutilati dai “Contras”, paragonati da Ronald Reagan ai padri Fondatori degli Stati Uniti. Sono stati violentati, scorticati vivi, decapitati, castrati. Dobbiamo fermare
l’elefante americano”. L’elefante
non venne fermato. Un mese prima dell’incontro all’Hotel Savoy di
Londra il Presidente Nicaraguese Daniel Ortega aveva indetto elezioni
anticipate forte dei sondaggi che lo davano favorito con il 64% dei voti
sull’avversario sostenuto dagli Stati Uniti, la signora Violetta Barrios
de Chamorro. In quella come in altre occasioni si dimostrò profetico:
“Il fronte sandinista perderà le elezioni – ci disse – I trentamila
civili uccisi dai “Contras” e i milioni di dollari investiti in queste
elezioni da Washington invertiranno gli umori dell’opinione pubblica. I
brogli elettorali completeranno l’opera. Quella del Nicaragua è una
tragedia senza fine.” Non
so se prima di morire abbia potuto prendere atto dell’avveramento di
questa sua ultima previsione. A Daniel Ortega, tornato al potere con
equivoche alleanze, sono stati azzerati i pochi aiuti economici erogati
dagli USA e a dicembre in seguito al risultato delle elezioni municipali a
Managua – elezioni più o meno truccate che hanno visto la vittoria dei
sandinisti – l’Amministrazione Bush ha sospeso con l’assenso
dell’Unione Europea anche gli aiuti umanitari al Nicaragua (medicinali,
semenze e persino l’assistenza della Croce Rossa americana). Un evento
dalle conseguenze drammatiche del tutto ignorato dai mass media
occidentali. Ma non era solo l’esecrabile furto di verità perpetrato
dai mass media sulle tragedie Nicaraguense, Palestinese, Kurda, Irakena,
Afgana, Libanese a sollevare le proteste di Harold Pinter: era ugualmente
sdegnato dal silenzio degli intellettuali statunitensi ed Europei sui
misfatti del grande impero d’occidente nell’ultimo trentennio. Rare le
eccezioni di cui parlammo in quell’incontro londinese, principalmente di
Graham Greene e di Tennessee Williams. Degli intellettuali italiani si
limitò a dire: “Sembrano unicamente interessati al successo della loro
produzione letteraria negli Stati Uniti”. L’assordante
silenzio dei nostri intellettuali sulle stragi senza precedenti perpetrate
in questi giorni dallo stato israeliano a Gaza conferma che il loro
interesse per i diritti d’autore ha spazzato via quello per i diritti
umani.
|