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CONSIDERAZIONI
INATTUALI N.22 Rammarico,
proteste diplomatiche dei Governi Occidentali, ma nessuna sanzione,
nessuna contromisura per fermare Netanyahu. Per fortuna l’Italia ha
Frattini che auspica una “soluzione finale” in Medio Oriente. di Lucio Manisco
Solo un nazi-skin, antisemita e negazionista può escludere a priori la possibilità che i marines israeliani abbiano ecceduto nei compiti loro affidati dopo l’abbordaggio del mercantile turco “Mavi Marmara” uccidendo 19 invece di 18 pacifisti. Solo un terrorista della Jihad islamica può negare l’eventualità che uno dei trentacinque ultrasettantenni tra i 600 passeggeri della nave abbia alzato in aria il bastone con cui sosteneva il suo incerto passo durante l’attacco dei commandos della marina di Israele provocandone una reazione ritmata su raffiche di mitragliatori Karl Gustav. E solo un seguace di Bin Laden può sostenere che un blocco navale unilaterale, posto in atto da una grande potenza nucleare per affamare una popolazione di un milione e ottocentomila palestinesi, debba essere limitato alle acque territoriali della regione colpita dall’embargo e non essere invece esteso a qualsiasi tratto di acque internazionali, ad esempio a cinquanta chilometri da Marsiglia, Barcellona o La Spezia.
Il
sarcasmo è peraltro un’arma spuntata di fronte alla gravità di quanto
accaduto e la credibilità del Ministro della Difesa di Gerusalemme, Ehud
Barak, e degli altri portavoce israeliani nelle ultime ventiquattro ore è
scesa sotto lo zero: i più micidiali nuclei da attacco della più potente
forza militare del Medio Oriente aggrediti di notte dai passeggeri di un
mercantile “armati – come ha dichiarato un funzionario israeliano –
di bastoni ed altri utensili”? Uno di questi passeggeri che si
impossessa dell’arma di un militare e spara contro i suoi commilitoni?
Legittimo un atto di pirateria internazionale contro un paese amico,
membro della NATO ed in quanto tale tutelato in teoria dall’art. 5 del
trattato? La
realtà dei fatti acquisiti è che il Governo Netanyahu ha deliberatamente
pianificato una lezione dura, sanguinosa, ultimativa contro dei pacifisti,
membri di organizzazioni non governative, parlamentari europei ed
esponenti politici di quaranta paesi che intendevano non solo portare
tonnellate di materiali edili, umanitari, cibo e medicinali ad un popolo
stremato da un’aggressione militare che ha devastato la Striscia di
Gaza, ucciso 1.400 civili, a cui si è aggiunto un feroce embargo di 18
mesi, ma cercavano di richiamare all’attenzione del mondo intero questa
tragedia disumana e senza fine ignorata ormai a tutti gli effetti dei mass
media internazionali. Forti
del sostegno militare, economico e politico del grande impero
d’Occidente i governanti del Likud e partiti associati presumono di
poter fare quello che vogliono per spazzar via qualsiasi potenziale
avversario del disegno di una più grande Israele. Impiegano il fosforo
bianco contro i civili e respingono con sdegno la condanna per crimini di
guerra delle Nazioni Unite. Preparano da anni un’aggressione militare
contro l’Iran accusato senza prove di voler trasformare in bellico il
suo programma nucleare civile. Reagiscono con blande smentite alle
rivelazioni, basate su documenti, del quotidiano britannico Guardian sulla
passata collaborazione con il Sud Africa della apartheid in campo missilistico nucleare, rifiutano di sottoscrivere
il trattato di non proliferazione e non partecipano alla conferenza
internazionale su questo tema che si apre in questi giorni negli Stati
Uniti. In
base a tutti i parametri delineati da George Bush senior e junior –
minaccia alla pace mondiale, aggressione contro paesi terzi, violazione
dei mandati ONU, delle convenzioni di Ginevra e della legge
internazionale, crimini di guerra – Israele sotto il presente regime
dovrebbe essere definito un “rogue state”, uno stato-canaglia, ma
basta che una coop italiana tolga dai suoi scaffali qualche prodotto
agricolo importato dai territori occupati e privo di adeguata
etichettatura di origine, perché si levi sdegnata la denuncia di
antisemitismo. Sulla
sanguinosa incursione contro i pacifisti del “Mavi Marmara” si sono
levate le proteste di alcune cancellerie europee, è stato espresso
rammarico da qualche esponente governativo, è stato temporaneamente
ritirato da Tel Aviv qualche ambasciatore e su richiesta turca è stato
convocato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con il prevedibile
veto USA su qualsiasi risoluzione di condanna o di biasimo. E l’Italia?
Per fortuna l’Italia ha un Ministro degli Esteri di nome Franco Frattini
che, buon ultimo ha espresso “sconcerto” per l’accaduto, ha
auspicato che l’Europa venga associata all’inchiesta sul tragico
evento e poi con la sua consueta e improvvida scelta di termini, ha
augurato per il Medio Oriente una “soluzione finale”.
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