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CONSIDERAZIONI INATTUALI 8 CONTINUA
LA RAPINA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO IRACHENO
L’ITALIA,
CHE SECONDO L’UNESCO AVREBBE DOVUTO GESTIRE LA SUA TUTELA, HA RESTITUITO
UNDICI REPERTI RUBATI ; LA GIORDANIA 2466 – UNA DOZZINA SEQUESTRATI AI
NOSTRI GIORNALISTI – LA SIRIA 750, GLI STATI UNITI 1000. IL GOVERNO
BERLUSCONI HA DONATO AL MUSEO DI BAGDAD 1.100.000 EURO: NE HA SPESI DI
PIU’ PER PROPAGANDARE IL MODESTO
RUOLO ITALIANO. Le dimissioni di
Salvatore Settis. Il ministro Bondi si occupa di crocefissi posticci di
Michelangelo e dei Bronzi di Riace da spedire alla Maddalena per il G-8 di
Berlusconi. di Lucio
Manisco Il 23 febbraio il primo
ministro iracheno Nouri al-Maliki ha presenziato alla riapertura del primo
piano del museo nazionale di Bagdad, saccheggiato nel 2003
durante i primi giorni dell’occupazione
statunitense ed ha ringraziato il governo Berlusconi per un contributo di
1.100.000 euro al restauro dell’area espositiva. Al di là delle finalità
palesemente propagandistiche l’evento nella capitale irachena potrebbe
rivelarsi importante solo se venisse accompagnato da più energiche misure
volte a porre fine al saccheggio in corso ormai da sei anni di uno dei
patrimoni archeologici più antichi e importanti del mondo. Cinquemilacinquecento
artefatti babilonesi, sumeri e islamici dell’antica Mesopotamia sono
stati confiscati in Europa e negli USA e restituiti quasi tutti al museo.
La Giordania ne ha intercettati 2.466 sulle sue frontiere – una dozzina
confiscati nelle valige di giornalisti italiani – ed ha provveduto alla
loro restituzione, la Siria 750, gli Stati Uniti 1000 e l’Italia solo
11. Il che dà luogo a non poche perplessità in quanto il traffico
illegale, terzo per volume e valore dopo quelli delle droghe pesanti e
delle armi, passa proprio attraverso il nostro paese. Citiamo due soli casi
piuttosto indicativi: nel 2004 un comunicato ufficiale dello FBI a
Washington ha dato notizia di un sequestro nel porto di Napoli di una nave
diretta negli USA con a bordo un container
pieno di “oggetti metallici dell’antico Iraq”: le autorità italiane
si sono limitate a commentare di “non saper nulla del sequestro”.
Sempre nel 2004 reperti archeologici – frammenti di bassorilievi assiri
– e armi automatiche con le matricole cancellate sono state scoperte
negli zaini di nostri soldati reduci da Nassirya; la procura militare di
Padova ha aperto un’inchiesta di cui non si conosce ancora l’esito. Non sembra che esista nel
nostro paese un mercato vero e proprio delle opere in questione – anche
se alcune di esse di non primaria importanza sono state avvistate in
negozi di antiquariato a Firenze e a Roma; esistono ed operano invece gli
intermediari e gli agenti clandestini che rendono sicuri il passaggio dei
reperti trafugati e muniti di false documentazioni attraverso le nostre
frontiere e poi il loro inoltro in paesi come il Lussemburgo e il Belgio
da dove proseguono per i mercati britannico e statunitense. C’è stato per altro un
modesto contributo del nostro paese alla conservazione del patrimonio
archeologico iracheno. In una e-mail inviataci il 4 dicembre del 2007 ne
prende atto Donny George Youkhanna, ex direttore del museo nazionale di
Bagdad. L’illustre studioso ha sottolineato il ruolo prezioso
dell’Istituto di archeologia dell’Università di Torino organizzatore
di scuole di restauro per opere danneggiate e recuperate in Giordania e in
Egitto. (Donny George Youkhanna per la strenua difesa del museo da lui
diretto, è stato minacciato di morte e costretto nel 2006 a fuggire dal
paese: insegna ora alla New York University). Un nucleo di cinque
carabinieri basato a Nassirya ha contribuito al recupero di alcune opere,
nonché alla mappatura mediante elicottero di dozzine di giacimenti
saccheggiati dai cosiddetti ladroni
del deserto con l’impiego di scavatrici e di altri mezzi ad alta
tecnologia. Nel 2003 dopo un’altra donazione di un milione di dollari
all’Unesco il governo Berlusconi e il suo ministro Giuliano Urbani hanno
ottenuto il titolo onorifico di gestori della tutela delle antichità
della Mesopotamia: non è dato sapere se un ruolo minimo di coordinamento
a livello internazionale sia stato mai svolto (il British Museum che ha
operato alacremente in questo settore asserisce di aver avuto solo qualche
contatto con “esperti” italiani). E’ certo invece che il governo
Berlusconi ha investito ingenti somme per pubblicizzare il compito
assegnatogli dall’Unesco: una mostra di gigantografie, di bassorilievi e
statue con un costoso catalogo a Bruxelles durante “il semestre
italiano”, un seminario in
questa sede con la partecipazione di Giuliano Urbani che ha colto
l’occasione per rivelare il suo sogno giovanile di inventare e disegnare
una città; un’altra lussuosa e imponente pubblicazione presentata alla
Farnesina dall’allora Ministro degli Esteri Gianfranco Fini e via
dicendo. Non è dato sapere se
Francesco Rutelli, Ministro per i beni culturali del governo Prodi abbia
avuto tempo di contrastare di questi loschi traffici. Si è meritoriamente
occupato invece del recupero del vaso di Eufronio e di altri reperti
etruschi rubati in Italia ed acquistati dal Metropolitan, da altri musei e
da collezionisti statunitensi; meno meritorie e poco note le onerose
contropartite offerte ai musei americani quali il Getty di Malibu e lo
stesso Metropolitan: ad esempio il ritiro dello stato italiano come parte
civile dal processo in corso a Roma contro la Sig.ra Marion True, ex
direttrice del Getty, un ritiro che ha naturalmente nociuto pesantemente
all’energica azione posta in atto negli ultimi due anni dal Pubblico
Ministero Paolo Giorgio Ferri; e poi l’impegno, allora assunto dal
ministro, di contraccambiare le restituzioni con prestiti di lunga durata
– fino a otto o dodici anni – di capolavori dell’arte italiana. “A
volte - notò in quell’occasione Rutelli – è necessario con gli
americani fare la voce grossa”. Il presidente del Metropolitan Philippe
De Montebello – dimissionario dallo
scorso anno – ha commentato: “In verità avevamo chiesto in prestito a
Rutelli un vaso etrusco e ce ne ha spediti tre”. L’influenza della lobby
antiquaria in Italia può essere misurata sulla scarsa o nulla attenzione
prestata dai nostri mass media al processo contro i dirigenti del Getty,
un processo a cui la stampa internazionale – New York Times, Los Angeles
Times, Le Monde, Guardian, ecc. - dedica
invece pagine intere. Analoga la disattenzione nei confronti della più
grande rapina degli ultimi 150 anni, quella per l’appunto del patrimonio
archeologico e culturale iracheno; nei soli ultimi tre mesi su questo
scandalo senza precedenti sono stati pubblicati negli USA e nel Regno
Unito le seguenti voluminose opere: “Reclaiming a plundered past” di
Magnus T. Bernardsson, “Antiquities under siege” di Lawrence Rothfield
ed altri, “The distruction of Cultural Heritage in Iraq” una serie di
saggi di studiosi ed archeologi con prefazione di Robert Fisk,
“Catastrophe!” di Geoff Emberling e Katharyn Honosn. A parte questa vasta
pubblicistica lo scandalo è sotto gli occhi di tutti: nel quartiere degli
antiquari a Bruxelles, Le Sablon, abbiamo visto esposti in vetrina nel
2003 i piccoli sigilli in terracotta e pietra del periodo sumero e diversi
frammenti di bassorilievi babilonesi (per non parlare di una meravigliosa
collezione di anfore olearie romane del I secolo intatte, sotto alcune
incrostazioni calcaree). Abbiamo denunziato questi furti sfacciati, alla
luce del sole, all’allora commissaria alla cultura, Sig.ra Vivianne
Reading, che si è guardata bene dal prendere qualsiasi misura al riguardo
e tanto meno di andare a verificare quanto da noi asserito nei negozi in
questione distanti poche centinaia di metri dal Parlamento Europeo. E il
governo italiano? Il governo italiano apparentemente se ne infischia. Il
ministro Bondi taglia i fondi destinati ai beni culturali, sostituisce in
quattro e quattrotto il Professore Salvatore Settis con l’archeologo
Carandini, acquista con quattro miliardi per conto dello Stato un piccolo
crocefisso ligneo temerariamente attribuito al Buonarroti e si dà da fare
per trasferire alla Maddalena in occasione del prossimo G-8 i fragili
Bronzi di Riace per la maggior gloria del Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi. Povera Italia.
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