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6
agosto 2008
Considerazioni
inattuali 4
Adriano al British Museum
Traiano come Bush e Il suo successore come Obama?
di Lucio Manisco
“Hadrian:
Empire and Conflict” al British Museum, una mostra di portata
storica e in quanto tale giustamente esaltata da studiosi dell’Impero
romano, critici d’arte, archeologi e giornalisti su tutti i mass media
internazionali è stata pressocchè ignorata dalla stampa italiana. E’
pur vero che i nostri corrispondenti all’estero sono ignoranti come
capre (nessuna offesa agli artiodattili caprini) ma è davvero singolare
che questa volta non si siano nemmeno curati di scopiazzare
male e con il consueto ritardo quanto scritto dai loro colleghi di
“Le Monde”, del “Guardian”, del “New York Times” o dello
“Observer”. E non parliamo delle pagine “culturali” di quotidiani
come “La Repubblica” o “Il Corriere della Sera” sempre pronti a
versare fiumi di inchiostro su “blockbusters” museali (Warhol al
Campidoglio o mostre del tipo Il coccio di Velletri nei secoli) che hanno
dedicato poche righe all’importante evento londinese quando hanno omesso
di menzionarlo del tutto nelle rubriche da calendario.
Persino “Il
Giornale dell’Arte” è venuto meno al compito primario di informare i
suoi lettori relegando l’evento ad una biografia predatata
dell’Imperatore di Lellia Cracco Ruggini che non avendo visitato la
mostra e non avendo letto l’eccellente saggio di Thosten Opper nel
catalogo splendidamente illustrato, non ha potuto scrivere della
fondamentale revisione storica operata da questa mostra, della nuova luce
proiettata dai reperti di recenti scavi, come quelli di Sagalassos in
Turchia, sulla figura dell’Imperatore, architetto, ellenista e
collezionista eclettico, o delle finzioni e inconsistenze storiche di quel
pur letterariamente eccellente ritratto intimista del personaggio
tracciato da Marguerite Yourcenar nel romanzo “Mémoires d’Hadrien”.
Essendo
beceramente faziosi e permeati dalla cultura del sospetto, una ragione
delle omissioni e del silenzio nostrani ce la siamo comunque fatta e ne
abbiamo trovato conferma non solo nelle rivelazioni della mostra del
British Museum ma nelle stesse enunciazioni degli esperti che la
hanno organizzata. Scrive ad esempio Neil MacGregor, Direttore del British
Museum: “La sorprendente attualità di molti dei temi evidenziati dalla
mostra e dal saggio che la accompagna dimostra quanto significativa
permanga ai nostri giorni l’eredità storica di Adriano. Non solo il
passato ci aiuta a comprendere meglio il presente, ma il presente può
anche ispirare una visione affatto nuova del passato”. In altri termini
fanno rizzare i capelli in testa le analogie storiche tra l’Impero
Romano tra il primo e il secondo secolo e quello degli Stati Uniti
d’America tra la fine del secolo scorso e il primo decennio del 2000.
Per essere più precisi, tra il fallimentare ed insostenibile
espansionismo militare dell’Imperatore Traiano in Mesopotamia e
dintorni seguito dalle ritirate strategiche su confini più difendibili
del successore, con stragi e genocidi orrendi anche per quei tempi, e
nell’ultimo ventennio l’avventurismo bellicista di Bush senior e
Clinton portato all’ennesima disastrosa potenza da Bush junior. Avremo
pertanto domani un Barak Obama che con il prevedibile ed ulteriore
contorno di massacri e devastazioni assuma il ruolo di Adriano e si ritiri
dall’Irak, dall’Afghanistan e da altri paesi Mediorientali per salvare
il grande impero statunitense dalla bancarotta
economica e militare?

Non mancano altre
analogie quanto mai calzanti: il messaggio trionfale di Traiano al senato
romano, “Parthia capta”, inciso nelle medaglie commemorative esposte
al British Museum, dopo l’occupazione di Ctesiphon, capitale della
Mesopotamia, pochi chilometri a sud della Bagdad di oggi; un messaggio
quanto mai prematuro e poi vanificato dall’insurrezione generale di
tutte le popolazioni di quello ribattezzato Medio Oriente con la
decimazione delle legioni di Roma ed il rovesciamento di tutti i regimi
quisling creati dall’Impero. Quel “Parthia capta” non è forse
l’esatto equivalente del “Mission Accomplished” proclamato nel 2004
da George Dubya Bush camuffato da aviatore sulla tolda di una portaerei
USA, a cui hanno fatto seguito 600.000 morti irakeni e poco meno di 5.000
statunitensi? E poi il ruolo odierno di Israele in Palestina, in Libano e
tra poco in Iran con la ribellione agli inizi del secondo secolo degli
ebrei della diaspora che sotto la guida del genio militare Shimon bar
Kokha fecero a pezzi le legioni romane in Cirenaica e dintorni provocando
secondo le stime, forse eccessive dei cronisti dell’epoca, mezzo milione
di morti per poi divenire vittime a loro volta dei più massicci ed
efferati massacri ordinati e personalmente diretti dal civilissimo Adriano
“uomo di pace e consolidatore dell’Impero”?
Fermiamoci qui con
un’ultima postilla: che siano state queste catastrofiche analogie
storiche ad imporre il pavido silenzio dei mass media nostrani sulla
grande mostra del British Museum?
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