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Considerazioni inattuali 10. 31 marzo 2009
The Guardian 30 marzo 2009 Il successo del signor Berlusconi è dovuto per un verso alla sua stessa audacia e per l’altro in maggior misura alla sempre più profonda debolezza dei suoi avversari. La sinistra italiana in particolare è venuta meno al compito di dispiegare una opposizione efficace. Pur tuttavia l’ultimo atto del signor Berlusconi – l’unione nel nuovo blocco del Popolo della Libertà, completata ieri, del suo partito Forza Italia con Alleanza Nazionale che discende direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolini – può aver lasciato una ben più durevole impronta sulla vita pubblica italiana di qualsiasi altro intervento precedentemente posto in atto da questo tycoon populista. Differentemente da quanto accaduto nella Germania postbellica, l’Italia del dopoguerra non ha mai fatto i conti con la sua eredità fascista. Il risultato è stato che, mentre il neofascismo non è mai seriamente tornato in superficie in Germania, in Italia si sono verificate importanti continuità – leggi e funzionari ereditati dall’era mussoliniana, e la rinascita post bellica di un ribattezzato partito fascista – il tutto malgrado una nominale cultura pubblica antifascista. Queste continuità sono ora diventate più solide. E’ un giorno di vergogna per l’Italia. E’ anche vero che AN ha percorso una lunga distanza in sessanta anni. Il suo leader Gianfranco Fini si è spogliato dei suoi vecchi indumenti politici e ha guidato il suo partito verso il centro. Per più di quindici anni ha operato come alleato del signor Berlusconi. Ora parla della necessità di un dialogo con l’Islam, denunzia l’antisemitismo e promuove un’Italia multietnica – prese di posizione che il signor Berlusconi con le sue campagne populiste contro gli zingari e gli immigrati e con la sua propensione per un razzismo soft troverebbe difficoltà a condividere. Malgrado le sue lontane origini liberali l’Italia moderna è storicamente un paese orientato a destra. Rimane peraltro scioccante che un capo di governo tra i venti leaders mondiali nel vertice economico di questa settimana a Londra abbia ricostruito la sua base politica sulle fondamenta poste da fascisti e che ora come risultato rivendichi una probabile permanenza della destra al potere per generazioni a venire. The Independent, 20 marzo 2009 La marcia di Mussolini nella politica italiana di Peter Popham (traduzione
da http://italiadallestero.info/
)
Le fiamme si stanno spegnendo ovunque in
Italia. Domani, la fiamma che per più di 60 anni è stata il simbolo
della continuità neo-fascista con Mussolini, sparirà dall’orizzonte
politico. Alleanza Nazionale, l’ultimo importante simbolo di
quell’eredità, sta per “fondersi” con il partito di Silvio
Berlusconi, Popolo della Libertà, per fornire al gruppo di governo una
identità unica e un singolo capo incontestato. Il cambio si è fatto aspettare per molto
tempo, più di 15 anni. Berlusconi ha rotto il grande tabù della politica
italiana del dopoguerra quando, dopo aver vinto la sua prima elezione
generale nel 1994, ha incluso quattro membri di Alleanza Nazionale nella
sua coalizione. C’erano dei buoni motivi per cui
includere i fascisti e i neo-fascisti era un tabù. Prima di tutto, il
loro ritorno dopo che avevano portato la nazione in rovina durante la
guerra, era vietato dalla nuova Costituzione, il cui articolo 139 afferma
“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto
partito fascista.” Il divieto è stato infranto molto più che
osservato dal 1946, quando Giorgio Almirante, il leader del Movimento
Sociale Italiano, prese il testimone di Mussolini proprio dove egli
l’aveva lasciato alla sua morte e portò il nuovo partito in Parlamento.
Tuttavia i neo-fascisti rimasero nel limbo parlamentare, lontani dal
potere. Berlusconi ha spazzato via quella inibizione. Sotto la scaltra leadership di Gianfranco
Fini, i “post-fascisti” da allora hanno sempre guadagnato terreno.
Alto, con gli occhiali, riservato, l’opposto di Berlusconi in tutti i
sensi, il leader di Alleanza Nazionale ha colpito favorevolmente gli
Eurocrati con le sue credenziali democratiche quando fu coinvolto per dare
una mano a scrivere la nuova Costituzione dell’Unione Europea. Fini ha fatto di tutto e di più per
rompere le connessioni del suo partito con l’anti Semitismo, facendo
molteplici visite ufficiali a Israele dove è stato fotografato con la
kippah vicino al Muro del Pianto. Durante una visita, nel 2003,
addirittura condannò Mussolini e le leggi razziali del 1938 che
impedivano agli ebrei di frequentare le scuole e provocarono la
deportazioni nei campi di concentramento di migliaia di persone. “Ho
davvero cambiato idea su Mussolini” ha detto allora. “E condannare (le
leggi razziali) significa assumersene la responsabilità”. Da perfetto
statista, queste parole gli si sono incollate addosso. I membri del partito più tradizionalisti
come Alessandra Mussolini, l’affascinate nipote del Duce [N.d.T., in
italiano nel testo], erano furiosi e si sono allontanati da AN per formare
micro-partiti fascisti per conto loro. Ma alla fine la strategia di Fini
ha vinto. Sotto la protezione di Berlusconi, egli è diventato Ministro
degli Esteri, vice-presidente del Consiglio e adesso presidente della
Camera, un posto più prestigioso del suo equivalente britannico. Da
indisputato numero due nel neo formato partito, è anche il suo erede
immediato. I puri e duri [N.d.T, in italiano nel
testo], gli elementi fascisti irriducibili, sono rimasti a digrignare i
denti e a urlare vendetta. Un gruppo voleva inscenare una cerimonia per
sottolineare l’estiguersi della fiamma all’Altare della Patria, il
simbolo a forma di torta nuziale che sovrasta Piazza Venezia a Roma. Il
sindaco della città, che per ironia della sorte è egli stesso da sempre
un post fascista, ha vietato la cerimonia. Ma i duri e puri non si
arrenderanno. “Alleanza Nazionale muore, la Destra vive!” dichiarano i
volantini diffusi da uno dei partiti di estrema destra, il cui simbolo è
formato da una fiamma gigante. “Oggi col tradimento delle nostre idee,
della nostra storia e della nostra identità” grida uno dei loro leader,
Teodoro Buontempo, il presidente nazionale del partito La Destra,
“abbiamo il dovere di spiegare, ora più che mai, che il nostro partito
nacque per assicurare la continuità dei nostri ideali… [Unitevi a noi]
per urlare la vostra indignazione contro un potere costituito da
irresoluti e persone senza importanza.” “Le Bande Nere”, un libro d’inchiesta
sull’estrema destra di Paolo Berizzi e pubblicato in Italia questa
settimana, riporta che “almeno 150.000 giovani italiani sotto i 30 anni
vivono seguendo il culto del fascismo e del neo-fascismo. E anche se non
tutti, molti lo fanno nel mito di Hitler.” Cinque minuscoli partiti
registrati prendono l’1.8% del voto nazionale, cioè hanno tra i 450.000
e i 480.000 elettori. Questi sono numeri significativi, eppure anche
sommati non raggiungono lo sbarramento del 4% necessario ad entrare in
Parlamento. Secondo questi dati, l’elemento fascista in Italia non è più
significativo di quello del Partito Nazionale Britannico in Gran Bretagna:
una cosa irritante e imbarazzante che può fare rumore e vincere delle
battaglie futili, ma nient’altro. Nonostante le affermazioni contrarie dei
lunatici di destra, lo spegnimento della fiamma fascista non significa che
le idee fasciste sono sparite dalla scena politica italiana. Piuttosto è
vero il contrario. Quindici anni dopo che Berlusconi ha portato il partito
neo fascista all’interno del parlamento, il suo impatto in politica non
è mai stato più forte né più sgradevole. Secondo Christopher Duggan,
l’autore britannico di “Force of Destiny” [N.d.T., La forza del
destino], una elogiata storia dell’Italia moderna, la fusione dei due
partiti non segna la scomparsa delle idee e delle pratiche fasciste, ma
piuttosto il loro trionfante insediamento. “Questa è una situazione
allarmante in molti, molti sensi” afferma. “La fusione dei partiti significa
l’assorbimento delle idee post-fasciste nel partito di Berlusconi … la
tendenza a vedere nessuna distinzione morale o anche politica tra coloro
che sostenevano il regime fascista e coloro che sostenevano la Resistenza.
Così il fatto che il fascismo fosse bellicoso, razzista e illiberale
viene dimenticato; c’è un coro silenzioso nella pubblica opinione che
sta dicendo che il fascismo non era così male.” Un esempio del modo in cui le cose stanno
cambiando è il trattamento dei veterani della Repubblica di Salò, lo
stato fascista fantoccio governato da Mussolini sulle rive del Garda
durante l’ultima fase della guerra. Agli ordini di Hitler e con la
responsabilità di mandare gli ebrei nei campi di concentramento, Salò
era vista dagli italiani nel dopoguerra come il capitolo più nero della
storia moderna del Paese. Eppure costantemente e silenziosamente è
stato riabilitato nella memoria italiana. L’ultimo passo, prima del
Parlamento, è la creazione di un nuovo ordine militare, il “Cavaliere
di Tricolore”, che viene riconosciuto alle persone che combatterono per
almeno 6 mesi durante la guerra, sia dalla parte dei partigiani contro i
“nazi-fascisti”, sia con le forze della Repubblica di Salò a favore
dei nazisti e contro i partigiani, oppure contro le forze sotto il
Generale Badoglio a sud. In questo modo, secondo Duggan, viene introdotta
un’idea di morale intercambiabile nel dibattito nazionale, mettendo i
soldati che lottarono per lo stato-fantoccio nazista “sullo stesso piano
morale e politico dei partigiani”. Duggan confronta il processo del dopoguerra
italiano con quello che avvenne in Germania, dove il processo di
Norimberga e l’epurazione della vita pubblica sorvegliata dagli Alleati
produsse un nuovo panorama politico. Niente di tutto ciò avvenne in
Italia. “Non ci fu mai un chiaro spartiacque tra l’esperienza del
fascismo e ciò che avvenne dopo. Ciò è in parte colpa degli Alleati
che, dopo la guerra, erano molto più preoccupati a prevenire che i
Comunisti prendessero il potere. Il risultato di ciò fu che i più
anziani nell’esercito, nella polizia e nel sistema giudiziario non
furono epurati. Ad esempio, Gaetano Azzariti, uno dei primi presidenti
della Corte Costituzionale italiana nel dopoguerra, sotto Mussolini era
stato il presidente della corte che aveva il compito di far rispettare le
leggi razziali. Inoltre il fatto che gli Alleati non fecero pressioni
sull’Italia, riflette una percezione che sussiste ancora oggi: che il
revival fascista non deve essere preso seriamente in quanto l’Italia è
un “peso leggero”. Mentre se la stessa cosa accadesse in Germania o in
Austria, ci si preoccuperebbe molto di più”. La diffusa sfida alla Costituzione
anti-fascista può essere vista nell’abbondanza di partiti ad
ispirazione mussoliniana; nelle migliaia di persone che accorrono a
Predappio, luogo di nascita di Mussolini, per celebrare la sua marcia su
Roma, il 20 ottobre di ogni anno; nei negozi e le bancarelle dei mercatini
che continuano a vendere i busti del Duce e altri ricordini fascisti di
ogni tipo. Molto più allarmante, dice Duggan, e ciò che sta succedendo
al carattere nazionale al di fuori dei riflettori , dove la costante
erosione e il discredito delle istituzioni statali gioca a favore di una
élite dittatoriale, proprio come fece negli anni ‘20. “Ciò che è davvero odioso non è solo
la riabilitazione sistematica del fascismo ma lo sgretolamento di ogni
aspetto dello stato, per esempio la Giustizia, con il risultato che le
persone sentono il bisogno di buttarsi fra le braccia di un uomo che
credono possa sistemare le cose. Si creano delle relazioni molto personali
con il leader, infatti nel caso di Mussolini egli riceveva 2000 lettere al
giorno da persone che gli chiedevano di essere aiutate. Se lo stato non
funziona, si dà completa fiducia ad un uomo che possa alzare il telefono
e risolvere i problemi. È così che il liberalismo è scomparso negli
anni Venti, con la costante diffamazione del parlamento cosicché alla
fine non ci fu neanche la necessità per Mussolini di abolirlo, lui
semplicemente lo ignorò. Qualcosa di molto simile sta succedendo oggi in
Italia.” TRE
GIORNI DI SILENZIO RAI-MEDIASET La kermesse dei “biggies” a Londra è stata preceduta da tre giorni di proteste di massa nella capitale e in molte città europee. Ci sono stati disordini, pesanti interventi della polizia, arresti di no-global e minacciosi moniti di Scotland Yard. La BBC, la ITN, i quotidiani inglesi hanno dedicato ampio spazio a questo più che motivato preambolo dei G-8, G-20, ecc. Lo stesso hanno fatto tutti gli altri mass media europei con l’eccezione di quelli italiani: solo qualche breve accenno alle severe misure di sicurezza predisposte nella capitale britannica, ma su tutto il resto silenzio assoluto della RAI-MEDIASET e della nostra stampa benpensante. Evidente il timore di un contagio delle masse giovanili del nostro paese, come se i ragazzi dell’Onda attingessero le notizie dal TG1 o dal TG5 e non dall’internet. MASANIELLO
E BASSOLINO Commenti colti al volo
durante l’intervallo del musical “Masaniello” di Tato Russo al
teatro Quirino di Roma: “Già, ma dopo Masaniello e i giacobini del
’99 abbiamo avuto solo i Bassolino.” “Peggio ancora, abbiamo avuto i
Bassolino travestiti sempre da Masaniello e da giacobini.”
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