|
21 ottobre 2007 UN TORQUEMADA ALLA CASA BIANCA. CAMBIA IL NOME, MA LA TORTURA E’ OGGI
DIRETTIVA UFFICIALE DEL GOVERNO USA.
di Lucio
Manisco
Andrew
Sullivan, un altro giornalista britannico, giunge al punto sul
conservatore Che
l’amministrazione Bush non intenda rinunciare alla tortura per estrarre
confessioni ai detenuti di Guantanamo e di altri centri di detenzione e
soprattutto alla sua ridefinizione di “non tortura” è emerso
chiaramente dalle dichiarazioni di Michael B. Mukasey, nominato da Bush
alla direzione del dicastero di Giustizia dopo le dimissioni del Gonzales;
davanti alla Commissione del Senato che deve approvare la sua nomina ha
parlato in termini così ambigui ed evasivi dei poteri costituzionali del
capo dell’esecutivo da provocare l’irritazione anche di alcuni
legislatori repubblicani: frasi come “se il waterboarding
è tortura, allora sarebbe non costituzionale”. “Giochi semantici”
sono stati definiti dal Senatore E’
qui opportuno tornare alle amare considerazioni di Frank Rich sugli
“americani che mentono a se stessi”. Non si tratta solo del massiccio
condizionamento di mass media come la rete televisiva di Murdoch “Fox
News”, o della reticenza e timidezza di giornali cosiddetti autorevoli
come il “New York Times”, ma anche di un’inculcata insensibilità
dell’opinione pubblica verso ogni tematica controversa o eticamente
reprensibile nei comportamenti dei loro Governi. Subito dopo l’evidenza
fotografica emersa sulle torture ad Abu Grahib lo abbiamo constatato
nuovamente parlando a New York e a Washington con la gente comune:
l’indifferenza generale per quelle immagini orrende era tutt’al più
accompagnata da un’eco lontana delle esternazioni governative su
aberrazioni isolate ed eccezioni alla regola. E così la credibilità zero
delle motivazioni addotte da Bush, Cheney e Rumsfeld per scatenare la
guerra contro l’Irak non sono oggi alla base dell’opposizione
largamente diffusa alla guerra stessa, bensì al fatto che non abbia
prodotto risultati. Il che è a dir poco allarmante ora che un’analoga
credibilità zero sulla presunta minaccia nucleare iraniana accompagna i
preparativi dell’offensiva aeronavale statunitense ed israeliana contro
la repubblica islamica. Sono
comunque necessari decenni se
non secoli, come nel caso del genocidio della popolazione indigena del
Nord-America, perché la verità si faccia parzialmente strada
nell’opinione pubblica. Ci sono voluti ad esempio più di sessanta anni
prima che un documentatissimo saggio dello storico Giles McDonogh dal
titolo “Dopo il Reich: la brutale storia dell’occupazione alleata”
rivelasse le atrocità perpetrate dalle truppe Usa in Germania nei due
anni dopo la vittoria sul nazismo (quarantamila prigionieri di guerra
tedeschi morirono di stenti, di fame e di freddo nei campi di
concentramento allestiti dai comandi Usa nella Germania Occidentale). Le
violazioni delle convenzioni di Ginevra sono comuni a tutti i paesi in
guerra, compreso naturalmente il nostro, ma nel caso della tortura
praticata dal grande impero d’occidente sui prigionieri sospettati di
terrorismo si è superato ogni limite, perché questa procedura disumana e
barbarica non è più avvolta da segreto o coperta dal silenzio delle
autorità, ma è diventata, sotto denominazione diversa, direttiva
ufficiale degli Stati Uniti d’America nella guerra al terrorismo. |