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30 Ottobre 2004
11 SETTEMBRE: Tornano
le scatole
di JOHN ANDREW MANISCO
Un vigile del fuoco di New York e un volontario che lavorarono a lungo tra
le rovine delle due torri hanno dichiarato di aver aiutato agenti federali
a prelevare tre delle quattro scatole nere dei due aerei che si sono
scontrati contro i grattacieli. A rivelare la notizia giovedì è stato il
quotidiano Philadelphia Daily News. Il vigile del fuoco Nicholas
DeMasi ha raccontato (in un libro pubblicato di recente insieme ad altre
persone che lavorarono a Ground zero) di aver accompagnato agenti federali
nell'ottobre 2001 sul luogo, e che in mezzo a 1,25 milioni di tonnellate
di acciaio, cemento e altri materiali riuscirono a trovare tre delle
quattro scatole dove c'erano registrati gli ultimi 30 secondi delle
comunicazioni avvenute all'interno degli aerei dirottati. A confermare il
suo racconto è stato uno dei tanti volontari che lavorarono sul sito
della catastrofe, Mike Bellone, che aiutò DeMasi e gli agenti nella loro
ricerca e vide una scatola nera nel retro della macchina del vigile. Sia
il volo American 11 che il volo United 175 avevano due scatole di
registrazione situate nella coda, una registrava le comunicazioni dei
piloti mentre l'altra i dati riguardanti l'altitudine, la velocità e
direzione del volo. La commissione sul 911 e le autorità federali
continuano ad insistere che nessuna di queste scatole è mai stata
trovata. Il problema è che queste scatole sono costruite per resistere
anche a un impatto come quello avvenuto contro le due torri e ad una
temperatura di oltre mille gradi centigradi per un'ora.
Funzionari federali dell'aeronautica sostengono che gli attacchi al World
Trade Center sono l'unico esempio di grave incidente aeronautico in cui
non si è riusciti a recuperare le scatole di registrazione. L'articolo
del Daily News conclude «Se il racconto dei due testimoni è vero
non si capisce perché le autorità federali dovrebbero negare di aver
ritrovato le scatole. E comunque non si vede perché i due dovrebbero
mentire». Ad aiutare a risolvere questa ed altre lacune nella
ricostruzione ufficiale della tragedia potrà essere l'iniziativa
intrapresa questa settimana da cento "vip" americani e quaranta
membri delle famiglie delle vittime dell'11 settembre. Hanno tutti firmato
un appello intitolato: «911 Truth Statement» in cui chiedono
un'immediata inchiesta indipendente su fatti e questioni ignorate dalla
Commissione ufficiale che concluse i suoi lavori ad agosto. L'appello
chiede di incaricare il procuratore di New York Eliot Spitzer di aprire
una indagine su fatti che indicano come «alti funzionari del governo
possano aver deliberatamente permesso agli attentatori di portare a
termine il loro attacco». L'appello riporta 12 domande su fatti ignorati
dalla Commissione dell'11 settembre: domande sulla vendita di azioni a
Wall Street poco prima dell'attacco che procurò lauti profitti, sui
finanziamenti dei terroristi da parte dell'allora capo dei servizi di
sicurezza del Pakistan che per caso, la mattina dell'attacco faceva
colazione a Washington con il deputato repubblicano Porter J. Goss, oggi
direttore della Cia; sulla mancata azione del governo in risposta a
numerosi allarmi di governi stranieri, sulle difese inattive intorno al
Pentagono.
L'appello potrebbe essere considerato il solito farneticare dei
complottisti incalliti se non fosse che a firmarlo oltre ai familiari,
storici e attori ci sono ex membri dei servizi segreti Usa come Morton
Goulder, sottosegretario all'intelligence per i presidenti Nixon, Ford e
Carter; Ray McGovern e Melvin Goodman ex analisti della Cia; John McCarthy
ex capitano delle forze speciali, Edward Peck ex ambasciatore Usa per
l'Iraq e Stan Goff veterano delle operazioni speciali delle forze armate
Usa per 25 anni.
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