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84 Senatori chiedono un intervento del Presidente Ciampi sul caso Baraldini
Al Presidente della Repubblica Gentile Signor Presidente, Le rivolgiamo un appello affinchè intervenga con immediatezza a favore della cittadina italiana Silvia Baraldini, detenuta nel carcere romano di Rebibbia, in esecuzione penale di sentenza di condanna per fatti commessi negli Stati uniti d’America. Dopo quasi dieci anni di tentativi, il suo ritorno in Italia è avvenuto nell’agosto del 1999 ed è stato vincolato ad un accordo intergovernativo da lei stessa firmato su cui, oltre a dubbi di natura costituzionale all’attenzione della Corte, pesa il fatto che una grave malattia già a conoscenza dei medici del carcere statunitense sia stata tenuta nascosta alla diretta interessata così come alle autorità italiane. Nel corso dell’ultimo anno la malattia è progredita e la ha costretta a subire un nuovo intervento chirurgico per la rimozione di un tumore. Oggi, dopo il successo dell’operazione oncologica, i medici che la hanno in cura hanno stabilito severe terapie, necessarie per il suo ristabilimento e non compatibili con la detenzione. Si tratta infatti di terapie a forte impatto fisico, che richiedono un importante sforzo anche di volontà del soggetto che vi è sottoposto affinchè possano avere successo. Per questo motivo è stata avanzata dall’avvocata della Baraldini una richiesta di sospensione della pena che il Tribunale di sorveglianza di Roma ha ritenuto fondata, sollevando però una eccezione di incostituzionalità della legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo che, prevedendo la possibilità di accordi tra Stati può arrivare a ledere, come nel caso in oggetto, diritti garantiti dalla Costituzione. Ci troviamo perciò adesso di fronte alla paradossale situazione per cui una detenuta, in carcere da quasi vent’anni, che ha subito a distanza di poco più di un decennio due gravi malattie tumorali, che ha bisogno di cure certificate da qualificato personale medico e riconosciute come diritto dal Tribunale competente, sia ora nell’impossibilità di curarsi, dovendo attendere la decisione della Corte costituzionale. A Lei, Signor Presidente, sono già state rivolte petizioni e istanze a favore di una giusta soluzione della vicenda Baraldini. Alla luce dei fatti nuovi incorsi negli ultimi mesi e nelle ultime settimane, riteniamo che la delicata situazione che si è determinata richiede da parte Sua un intervento che risolva la questione nel rispetto delle forme, ma con assoluto riguardo alla sostanza di un diritto umano fondamentale quiale quello alla salute, che in questo caso, senza retorica, può essere declinato come diritto alla vita per Silvia Baraldini, come l’ordinamento prevede per ogni altro cittadino italiano nelle medesime condizioni.
Con i sentimenti della più alta stima e considerazione, Sen. Ersilia Salvato (Ds) Roma, 13 dicembre 2000
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