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LIBERTA' A PEZZI di Lucio Manisco Non si puo' non riconoscere che il governo della Repubblica abbia agito con determinazione, con un'inusitata accelerazione dei tempi e con molta spregiudicatezza nel perseguire il trasferimento in un carcere italiano di Silvia Baraldini, alle cui spalle si chiuderanno oggi e per i prossimi nove anni i portali della Casa Circondariale di Rebibbia. Ne' puo' essere sottovalutata l'urgenza prioritaria di questa svolta impressa all'annosa vicenda date le precarie condizioni psico-fisiche di questa indomita connazionale sottoposta per piu' di sedici anni ad angherie di ogni genere nei peggiori lager degli Stati Uniti d'America. Cio' premesso c'e' da rimanere allibiti e sgomenti dalla spietatezza delle condizioni imposte dal Dipartimento di Giustizia USA e sottoscritte dal Guardiasigilli per ottenere il trasferimento: dai documenti pubblicati oggi da il manifesto si evincono sostanziali menomazioni della sovranita' nazionale, delle prerogative parlamentari, di quelle istituzionali proprie di un Ministro di Grazia e Giustizia, l'inapplicabilita' di leggi della Repubblica, quali la Gozzini, l'imperioso primato della legislazione e degli statuti penitenziari statunitensi su quelli italiani e l'inappellabilita' di tutti questi diktat non solo perche' viene sancito in caso di loro violazione il diritto dell'Amministrazione americana di imporre il ritrasferimento della Baraldini in un carcere USA, ma anche perche' all'accordo viene attribuito il valore di trattato internazionale li' dove viene specificato che l'accordo stesso e' stato stipulato non solo con il governo D'Alema ma anche con lo Stato italiano. A chi ha manifestato preoccupazione per una intesa che fa strame della legalita' repubblicana e dei diritti di una cittadina, anche se in stato di detenzione, e' stato risposto che le cose si aggiusteranno, che la lenienza e l'italico buon senso finiranno con l'avere la meglio, che Silvia Baraldini verra' trattata bene, ansi benissimo, dai suoi nuovi carcerieri. Prima ancora del suo trasferimento e' stato peraltro creato un precedente che sembra indicare il contrario: ad un parlamentare europeo e' stata negata l'autorizzazione di visitare Silvia a Rebibbia, il che puo' anche rivestire scarso rilievo, ma le motivazioni addotte dal Direttore dell'Amministrazione Penitenziaria, Dott. Giancarlo Caselli, sono state a dir poco allarmanti: dovra' esserci prima "un adeguato periodo di osservazione della personalita'" della detenuta e dovra' essere formulato "un programma di trattamento". Richiami sinistri della memoria alle osservazioni e ai trattamenti riservati per quasi diciassette anni alla Baraldini per spezzarne la resistenza ed annientarne la personalita'. Speriamo di sbagliarci ma dopo una preannunciata conferenza stampa avremo un isolamento di piu' o meno lunga durata di questa combattente della liberta'?
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