(English version)

SILVIA BARALDINI: SI PROTRAE L'IGNOMINIOSO TRATTAMENTO DI UNA CITTADINA ITALIANA

Dal trasferimento a Rebibbia in un regime carcerario piu' restrittivo di    quello in USA  al ricovero  nel policlinico Gemelli ove e' stata operata di cancro.lI tribunale di sorveglianza  le nega gli arresti domiciliari per la durata della chemioterapia e poi il permesso  di visitare a natale  sotto scorta armata la madre  ricoverata per una grave malattia in una clinica romana. 
_________________________________________________________

Il 25 agosto del 1999 Silvia Baraldini è stata trasferita da un carcere statunitense ad un penitenziario italiano di massima sicurezza in base ad un accordo ignominioso che ha violato la Costituzione e gli statuti penitenziari del suo paese natale, investendo il Governo di Roma del ruolo di giustiziere - esecutore di una delle condanne più vendicative ed ingiuste mai inflitte dal sistema giudiziario degli Stati Uniti.

Il 16 ottobre 2000 la Baraldini è stata operata di cancro (la seconda volta in dieci anni) in una clinica romana: il trattamento post-operatorio richiede irradiazioni e chemioterapia per 6 o 8 mesi. Dato che nessun carcere italiano può fornire cure del genere, l'avvocato della detenuta ha chiesto per la sua assistita la sospensione della pena o gli arresti domiciliari al fine di garantirle l'accesso in condizioni ottimali al trattamento prescritto in una clinica pubblica o privata.

Il 30 novembre 2000 il Tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta e ha deferito il caso alla Corte Costituzionale: le motivazioni di tale ordinanza formulano devastanti imputazioni contro le autorità governative e giudiziarie italiane. Le une e le altre vengono accusate di aver grossolanamente violato gli artt. 2-3-25-32 della Costituzione sottoscrivendo e convalidando un accordo con gli Stati Uniti d'America che ha privato Silvia Baraldini dei più elementari diritti garantiti ad ogni altro cittadino italiano: l'eguaglianza di fronte alla legge, l'umanità della pena e il suo valore rieducativo, la non retroattività delle sentenze, la salute come diritto fondamentale dell'individuo, l'accesso ai benefici di legge estesi a tutti i detenuti, etc, etc. L'ultimo colpo inflitto alla Baraldini e' del 21 dicembre 2000: lo stesso tribunale di sorveglianza le nega il permesso di visitare a Natale sotto scorta armata la madre gravemente ammalata in una clinica romana. Motivazioni " a voce": ha gia' beneficiato di analoghi permessi a  settembre e da  una visita fiscale  non risulta che la madre sia in pericolo di vita. Per via delle festivita' di fine d'anno la detenuta non puo'  presentare ricorso.

Ed   ora cosa può accadere? Nel peggiore dei casi la Corte Costituzionale può ignorare la drammatica urgenza del caso e far trascorrere tre mesi o più prima di pronunciarsi ,forse rinviando  una decisione al tribunale di sorveglianza"solo  competente   su questioni  amministrative". Ovvero, in tempi ragionevolmente brevi, può dichiarare la nullità degli accordi Italia – USA, insieme all'oscura e contorta loro convalida formulata da un tribunale di Roma.

Dopo aver trascorso 18 anni nei peggiori lager degli Stati Uniti e un anno e quattro mesi in un carcere italiano per "reati" politici che non hanno incluso atti di violenza, assassinii o spargimento di sangue, Silvia Baraldini si è più che guadagnata il diritto a cure mediche in condizioni ottimali e ad una piena libertà.