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la Repubblica 3/12/2000 Così cureremo Silvia Baraldini In un articolo pubblicato ieri su "Repubblica", Gianni Mura poneva al ministro della Giustizia alcune domande sul "caso Baraldini". "Il ministro ci dica - scriveva Mura - se la Costituzione vale per tutti tranne che per Baraldini. Ci dica se le sarà riconosciuto il diritto a curarsi". Ecco la risposta del Guardasigilli. CARO direttore, la vicenda di Silvia Baraldini, come è noto, è regolata da un accordo convenuto dal ministro Diliberto e dal suo omologo americano nel giugno '99, al termine di anni di trattative. Con quell'accordo alla signora Baraldini è stato concesso di proseguire in Italia l'espiazione della pena a cui è stata condannata negli Stati Uniti. Presupposto di tale trasferimento è stato il recepimento da parte della giurisdizione italiana della sentenza emessa dai magistrati americani. È bene chiarire questi aspetti perchè da essi derivano obbligazioni cogenti al cui rispetto l'Italia, con accordo formalmente sottoscritto, è vincolata. In particolare: il recepimento della sentenza americana - avvenuto con decisione della Corte d'Appello di Roma - esclude che quella sentenza possa essere rimessa in discussione dalla magistratura italiana; il trasferimento in Italia è finalizzato alla prosecuzione della espiazione della pena fino al suo compimento nel 2008; tale espiazione deve avvenire alle stesse condizioni in cui avveniva negli Stati Uniti e cioè esclusivamente in regime di detenzione. Va inoltre ricordato che all' accordo è allegata una dichiarazione sottoscritta dalla stessa Silvia Baraldini che - cito dal testo - "accetta integralmente e senza riserve le condizioni poste dagli Stati Uniti: che la condanna venga eseguita fino al termine senza poter beneficiare di alcuna forma di rilascio dalla carcerazione; che la condanna venga eseguita senza poter beneficiare di alcuna forma di uscita dal carcere; che queste condizioni vengano applicate anche se persone che si trovano in situazione analoga possono ricevere trattamenti e benefici diversi". Ho richiamato puntualmente questi dati di fatto per rendere chiaro, in primo luogo a chi sollecita provvedimenti in favore della Baraldini, che i margini di intervento sono in verità assai stretti. Che sia così è, peraltro, confermato anche dall'ordinanza emessa in questi giorni dal Tribunale di Sorveglianza che non mette in causa né la sentenza americana, né il suo recepimento da parte italiana, né l'accordo sottoscritto tra i due paesi, ma pone alla Corte Costituzionale il quesito se l'esclusione di ogni forma di esecuzione della pena diversa dalla sola detenzione non configuri una lesione di costituzionalità in presenza di condizioni di salute che legittimerebbero un regime diverso dal carcere. Aggiungo un'ulteriore considerazione di cui un ministro della Giustizia - chiunque esso sia - non può non tenere conto: e cioè che un eventuale atto unilaterale di non osservanza degli impegni assunti, non solo rappresenterebbe la violazione di un accordo formalmente sottoscritto, ma avrebbe come conseguenza immediata l'esclusione, d' ora in poi, per qualsiasi altro cittadino italiano detenuto in un carcere americano di poter scontare la pena nel nostro paese. Naturalmente tutto questo non può eludere l'aspetto drammatico della vicenda: l'insorgenza di un tumore e la assoluta e ineludibile esigenza di garantire a Silvia Baraldini di essere curata in modo adeguato. Il che fino a oggi è stato fatto. L'amministrazione penitenziaria ha, infatti, assicurato alla Baraldini, costantemente assistita da medici di fiducia, il ricovero ospedaliero in una struttura romana da lei individuata. E anche adesso - tanto più dopo la pronuncia del Tribunale di Sorveglianza - sarà assicurato il ricovero in strutture di cura per tutto il tempo necessario alle terapie prescritte. Al tempo stesso non ho esitato a rappresentare alle autorità americane la delicatezza di una vicenda che, a questo punto, sollecita a considerare non solo le ragioni del diritto, ma anche elementari e universali principi di umanità. E - in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale - in questa direzione continuerò ad agire.
Al Direttore de Roma 3 dicembre 2000 Gentile Direttore: La risposta del Guardasigilli Piero Fassino ai quesiti posti su la Repubblica del 2 c.m. da Gianni Mura elude il piu' fondamentale di questi quesiti, "la Costituzione vale per tutti tranne che per la Baraldini?", minimizza portata e significato dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma che ha sollevato la questione della legittimita' costituzionale degli accordi intergovernativi Italia-USA ed ha demandato la questione alla Corte Costituzionale. "Pacta sunt servanda" sostiene il Guardiasigilli ignorando che gli accordi non rivestono il carattere di trattati internazionali e che anche la validita' di un trattato internazionale puo' essere contestato dalle piu' alte assisi della Repubblica. A leggere l'intervento del Ministro Fassino non si puo' non concludere con Thomas Paine che "come per ogni frode santimoniosa una cattiva azione ingenera la necessita' di procedere sulla stessa strada" : perche' quegli accordi hanno inflitto un vulnus gravissimo ai mandati costituzionali ponendo in atto - come ha enunciato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza sul caso Baraldini "una lacerante discriminazione nel godimento dei diritti fondamentali dell'individuo". Ed il Tribunale non si e' limitato a denunciare la violazione dell'Articolo 32 della Carta che tutela la salute umana come diritto fondamentale del cittadino, un diritto negato alla Baraldini che dopo l'operazione per cancro del 16 ottobre u.s. non potrebbe beneficiare del rimedio previsto dalla legge penale e cioe' del rinvio dell'esecuzione della pena per sottoporsi in condizioni ottimali alle prescritte cure radianti e chemioterapeutiche. Il Tribunale indica altresi' a chiare lettere che i dispositivi applicati al caso della Baraldini sono in eclatante contrasto con l'Art. 2 della Carta - garanzie dei diritti inviolabili dell'uomo - , con l'Articolo 3 - uguaglianza davanti alla legge -, con l'Articolo 25 - nessuno puo' essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso-, con l'Articolo 27 - divieto di pene contrarie al senso di umanita'. C'e' ben altro in quegli infausti accordi da noi acquisiti presso il Dipartimento di Giustizia USA e integralmente pubblicati sul sito internet "www.luciomanisco.com":ci sono ad esempio la menomazione delle prerogative istituzionali del Ministro di Grazia e Giustizia e l'attentato alla sovranita' del Parlamento nazionale a cui viene imposto di escludere il caso della Baraldini da qualsiasi provvedimento legislativo di amnistia o di indulto. Piero Fassino sostiene che il tutto avrebbe un fondamento giuridico nella sentenza della Corte d'Appello di Roma che ha recepito la validita' della sentenza americana: non e' quel recepimento che e' oggetto di contestazione, lo sono bensi' gli accordi intergovernativi a cui la stessa Corte d'Appello fa allusione con comprensibile imbarazzo giuridico e con linguaggio a volte francamente incomprensibile.
Distinti saluti
Lucio Manisco
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